I vaccinati Covid-19 sono un pericolo per i non vaccinati?

Riprendo un articolo apparso su FranceSoir, autrice Laure Gonlézamar, che ricostruisce con dovizia di particolari la situazione tra vaccinati Covid-19 e non in Francia, riportando dati e statistiche di rilievo, richiamando anche un importante studio pubblicato su The Lancet.

Esattamente come in Italia, la narrativa vuole che i non vaccinati Covid-19 siano la causa della quarta ondata, e assolve da ogni responsabilità i vaccinati, ampiamente premiati per la loro ubbidienza alle imposizioni, e spesso descritti come vittime dei famigerati no-vax.

Eppure in Francia le analisi dei dati raccolti dimostrano l’esatto contrario, ed è quanto emerge anche per l’Italia, con statistiche continuamente pubblicate dall’Istituto Superiore della Sanità, che però, stranamente, vengono nascoste dal mainstream, che interviene tacciandole come fake quando vengono riportate. Leggiamo il caso Francia, è davvero tanto diverso dall’Italia?

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Undici mesi di vaccinazione, diverse ondate e ondate di Covid-19 ora ci permettono di comprendere i meccanismi di questi nuovi RNA messaggeri e sostanze adenovirus iniettate nelle braccia di miliardi di persone in tutto il mondo. Il 53,2% degli abitanti del mondo ha ricevuto almeno una dose di uno dei vaccini Covid, principalmente nei paesi occidentali.

Le cifre parlano da sole, così come gli studi e i fatti. Non voglio menare il can per l’aia. Aspettatevi una dimostrazione senza fronzoli.

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Cara Pfizer, lascia stare i bambini

A fine ottobre la Pfizer ha ottenuto dall’FDA l’autorizzazione in via emergenziale per la somministrazione di vaccino del vaccino pediatrico Pfizer- BioNTech nei bambini piccoli.

Mentre in Italia si spinge per procedere alla vaccinazione dei più piccoli, le voci scientifiche in tutto il mondo si alzano mostrando dubbi fondati sull’opportunità di questa scelta e sui rischi che si prospettano per i bambini a causa dell’inoculazione.

I dati emersi evidenziano come il tasso di mortalità per i piccoli è decisamente poco rilevante, mentre sono elevati i rischi di effetti collaterali.

Il tasso di mortalità tra i più piccoli

In effetti, è dimostrato come il tasso di mortalità per infezione (IFR) è approssimativamente simile (o probabilmente inferiore una volta raccolti tutti i dati sull’infezione) all’influenza stagionale.

John P.A. Ioannidis di Stanford ha identificato 36 studi (43 stime) insieme ad altre 7 stime nazionali preliminari (50 dati) e ha concluso che tra le persone di età < 70 anni in tutto il mondo, i tassi di mortalità per infezione variavano dallo 0,00% allo 0,57% con una mediana dello 0,05% nelle diverse località globali (con una mediana corretta dello 0,04%).

La sopravvivenza per i minori di 70 anni è del 99,5% (aggiornamento Ioannidis). Inoltre, con particolare attenzione ai bambini, “L’IFR stimato è vicino allo zero per bambini e giovani adulti”. I dati globali sono inequivocabili che “le morti per Covid sono incredibilmente rare”nei bambini.

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