La CIA attacca Trump, neanche troppo velatamente

Diciamolo chiaramente, tra Donald Trump e la CIA non è mai corso buon sangue, nonostante un rapporto mantenuto ufficialmente cortese, quanto meno durante gli anni della sua presidenza.

Non potrebbe essere altrimenti, visto che John Brennan, ex capo della CIA nominato da Obama, ha avuto un ruolo importantissimo nel confezionare la fuffa del Russiagate contro Trump, insieme all’ex direttore dell’Fbi James Comey e l’ex vicedirettore Andrew McCabeJames Clapper ex direttore dell’intelligence – oltre allo stesso ex presidente Barack Obama e Joe Biden. Tutti ad oggi presunti colpevoli, insieme ad Hillary Clinton, di aver escogitato un vero e proprio attacco alla più alta istituzione statunitense, e chissà che l’indagine di John Durham arrivi finalmente a fare luce definitiva sulla cospirazione, magari buttando un occhio alle interferenze straniere che potrebbero vedere coinvolte anche il nostro paese.

Non desta quindi scalpore la pubblicazione da parte della CIA di un documento intitolato “Trump, a unique challenge”,  nel quale vengono descritte le “sfide eccezionali” che il sistema di intelligence americano ha dovuto affrontare a seguito dell’elezione di Donald Trump.

Leggi tutto “La CIA attacca Trump, neanche troppo velatamente”

Biden travolto dalla crisi del confine annuncia nuovi provvedimenti

C

A fine agosto l’amministrazione Biden aveva subito una pesante sconfitta, con la sentenza della Corte Suprema che, a fronte di un ricorso dello Stato del Texas, aveva imposto il ritorno alla politica di confine di Donald Trump.

L’ordine esecutivo di Biden

Fin dai primi giorni della sua presidenza, Biden aveva revocato il provvedimento di Trump chiamato “remain in Mexico“, che bloccava l’accesso agli Stati Uniti agli immigrati irregolari del confine meridionale e li tratteneva in Messico fino alla data della prima udienza per la verifica della regolarità della loro richiesta di ingresso.

A questa,  con la firma di uno dei primi 17 ordini esecutivi, Biden sostituiva la politica del “catch and release“: una sorta di autocertificazione, con la quale un soggetto si presenta al confine, lascia le sue generalità che non sono verificate, ed è libero di entrare nel paese.  La chiamata successiva da parte del controllo dell’immigrazione per stabilire se si sia in possesso dei requisiti richiesti per poter restare negli Stati Uniti in modo regolare, spesso e volentieri restava senza risposta.

L’immediata conseguenza di questa scelta di Biden è stata una crisi umanitaria senza precedenti creatasi nel confine meridionale. Sono immediatamente riapparse le “gabbie” di Obama, che i media avevano attribuito in modo strumentale a Trump, dove sono ammassati in condizioni disumane immigrati minorenni e malati, spesso sotto forma di centro di detenzione.

La situazione al confine esplode

Nel mentre, soggetti persino iscritti nel registri americani  dei terroristi, provenienti da ogni parte del mondo, nonchè delinquenti segnalati come pericolo pubblico, venivano lasciati entrare con grande tranquillità nel paese, senza alcun controllo. Gli atti di delinquenza successivi non si sono fatti attendere, nonostante il goffo tentativo di Biden di nasconderli, supportato dal fuoco amico dei media.

Leggi tutto “Biden travolto dalla crisi del confine annuncia nuovi provvedimenti”