Reuters e Pfizer legate da un enorme conflitto di interessi?

Il presidente ed ex amministratore delegato (CEO) dell’agenzia di stampa Reuters – James C. Smith – è uno dei principali investitori e membri del consiglio di amministrazione del gigante farmaceutico Pfizer.

È stato eletto nel consiglio di amministrazione nel 2014, oltre a far parte dei comitati Corporate Governance e Science and Technology di Pfizer.

La notizia solleva serie preoccupazioni di conflitto di interessi mentre i media privati come Reuters continuano a promuovere i prodotti Pfizer, difendono le aziende farmaceutiche dalle critiche e si muovono per mettere a tacere gli scettici.

Smith è attualmente il presidente della Thomson Reuters Foundation, l’ente di beneficenza con sede a Londra nota per fornire notizie e informazioni a miliardi di lettori. È stato anche Presidente, Amministratore Delegato e membro del Consiglio di Amministrazione di Reuters dal 2012 fino al suo pensionamento nel 2020.

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La piattaforma europea per monitorare le conversazioni social sui vaccini

 

L’Istituto Superiore della Sanità (ISS) annuncia i risultati della rilevazione tramite la piattaforma europea diretta a monitorare le conversazioni sui vaccini su web e social network.

A dire il vero, parlando come semplice cittadina che rivendica il proprio diritto alla libertà di espressione, non si sentiva proprio la mancanza di queste tracciature, quanto meno in Italia.

Senza considerare infatti l’esercito di mercenari arruolato da Big Tech per censurare de facto ogni espressione di comunicazione contraria al pensiero unico che ci vogliono imporre – ogni riferimento ai cosiddetti fact checkers “indipendenti” non è puramente casuale – , già ad aprile 2020 l’allora Governo Conte aveva instaurato una task force dedita alla famigerata lotta contro le “fake news”.

L’arrivo di questa piattaforma europea pertanto è semplicemente un rafforzamento del processo già avviato, con obiettivo specifico la discussione sui vaccini.

Il dogma vigente è chiarissimo: il semplice esprimere un lecito dubbio sulla inderogabilità di un “vaccino” ancora in piena sperimentazione, nonostante le strombazzate rassicurazioni sull’approvazione dei sieri, e in barba a studi scientifici che ne dimostrano quanto meno l’opinabile efficacia persino nel breve periodo, diventa sinonimo di fake news, complottismo, negazionismo e tutti quei termini usati per identificare che chiede semplicemente conferme di evidenze scientifiche.

Ed allora, un premio Nobel come Luc Montagnier diventa un “rincoglionito con demenza senile” per i virostar che imperversano quotidianamente per ore sui teleschermi, colpevole, tra l’altro, di aver detto l’ovvio: il vaccino durante una pandemia crea varianti.

 

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