La Corte Suprema e la discussione sull’aborto

In questi giorni la Corte Suprema degli Stati Uniti ha tenuto un’attesissima udienza sull’aborto, sulla quale deve ancora emettere sentenza.

La procedura è stata avviata per valutare la legittimità della legge sull’aborto del Mississippi, uno stato conservatore in cui l’interruzione di gravidanza è vietata dopo le 15 settimane di gestazione nella maggior parte dei casi. È considerato il caso più importante sul tema degli ultimi decenni, soprattutto perché sarebbe una possibile minaccia alla storica sentenza che dal 1973 garantisce l’accesso all’aborto a livello federale.

La decisione arriverà probabilmente nel giugno del 2022, ma i dibattiti avviati sono fondamentali per comprendere la posizione della Corte, che dopo la nomina di tre giudici voluti dall’ex presidente Donald Trump ha una netta maggioranza conservatrice.

La sentenza “Roe vs Wade”

Tutto ha avuto inizio a maggio di quest’anno, quando una delle leggi più restrittive d’America contro il diritto d’aborto è approdata alla Corte Suprema: quella varata dal Mississippi nel 2018 dove si vietava d’interrompere la gravidanza dopo la 15 settimana pure in caso di stupro o incesto, poi bloccata da un giudice locale.

Gli attivisti pro-Choice, che da mercoledì si sono riuniti dinanzi alla sede della Corte, temo che la stessa, a maggioranza conservatrice, finisca per smantellare la  Roe vs Wade, ovvero la legge varata nel 1973, ancora oggi fondamento di ogni legge in materia.

Prima del 1973, ogni stato aveva una propria legislazione in materia e, in almeno trenta stati l’aborto era considerato reato di common law (basato cioè sulla corrente giurisprudenza di merito piuttosto che sui codici). La sentenza Roe v. Wade condizionò la legislazione di 46 stati su 50.

Norma Leah McCorvey, cittadina del Texas chiamata Jane Roe per tutelarne la privacy, aveva una storia pesantissima: a 16 anni si sposò con un uomo violento, dal quale ebbe due figlie. Incinta del terzo, fu convinta a rivolgersi al tribunale per chiedere autorizzazione all’aborto, in quanto stuprata. All’epoca il Texas consentiva l’aborto in caso di stupro ed incesto, ma non essendoci alcuna denuncia presso la polizia locale, la sua richiesta non venne accettata.

Norma McCorvey il 26 aprile 1989 e il suo avvocato Gloria Allred davanti la Corte Suprema degli Stati Uniti a Washington

Norma aveva in realtà mentito sullo stupro, ma contattò due avvocati del Texas, che, nonostante fossero consapevoli delle bugie che aveva detto, decisero di presentare ricorso alla Corte Distrettuale del Texas, per portare avanti  una causa generale: la libera scelta da parte della donna di voler abortire, mentre la difesa venne assunta dal procuratore distrettuale Henry Wade.

La Corte Distrettuale diede ragione a Norma Leah McCorvey (Jane Roe), basandosi sull’interpretazione del XIX Emendamento della Costituzione, e Henry Wade fece ricorso alla Corte Suprema.

La decisione della Corte, presa a maggioranza di 7 giudici a 2 il 22 gennaio 1973, non si basò tanto sul XIX Emendamento, con cui il caso si era chiuso nella Corte Distrettuale, ma su una nuova interpretazione del XIV Emendamento della Costituzione, che riguarda il diritto alla privacy, inteso come diritto alla libera scelta per quanto riguarda le questioni della sfera intima di una persona, senza che lo Stato possa agire illimitatamente nei confronti della persona stessa.

La Corte precisò due principi in materia che dovevano essere rispettati caso per caso: l’aborto era possibile per qualsiasi ragione la donna lo volesse, soltanto fino al momento in cui il feto non fosse in grado di sopravvivere al di fuori dell’utero materno, che varia dalle 28 alle 24 settimane di gravidanza secondo sentenza. L’altro principio stabiliva invece che la donna potesse decidere di abortire, anche dopo la sopravvivenza del feto al di fuori dell’utero, nel caso in cui ci fossero stati pericoli per la sua salute.

Il Texas si è sempre contraddistinto come stato assolutamente conservatore, è di pochi mesi fa l’Heartbeat Act con il quale è vietato l’aborto non appena viene rilevato il battito cardiaco del feto. La legge è stata impugnata dagli attivisti, ma già a settembre la Corte Suprema non si era pronunciata in merito ma di fatto aveva permesso che la legge divenisse operativa.

Il caso Dobbs v. Jackson Women’s Health Organization

Il caso specifico di cui si occupa la Corte in questi giorni, noto come Dobbs v Jackson Women’s Health Organization, caso dal nome del capo del dipartimento di Salute del Mississippi, Thomas Dobbs, e da quello dell’unica clinica dello stato in cui si effettuano ancora servizi di interruzione di gravidanza.

E’ il primo caso ad essere preso in esame dalla Corte Suprema dopo che lo scorso ottobre Donald Trump nominò la giudice ultra conservatrice Amy Coney Barrett al posto di Ruth Bader Ginsburg. A quello seguirà un secondo caso scottante, dove si discuterà la legge sull’aborto varata in Kentucky. Qui i giudici si concentreranno su questioni procedurali.

Nel 2018, il Mississippi ha approvato una legge che vieta l’aborto dopo 15 settimane di gravidanza con eccezioni molto limitate. I tribunali federali hanno annullato il divieto di aborto del Mississippi, basando la loro decisione su 50 anni di precedenti coerenti che affermano che l’aborto prima di quando il feto può considerarsi vitale è costituzionalmente protetto.

Dopo che i tribunali federali hanno annullato il divieto di aborto di 15 settimane, il Mississippi ha chiesto alla Corte Suprema di intervenire, aprendo una seria sfida al diritto all’aborto prima della fattibilità. In Dobbs v. Jackson Women’s Health Organization, la corte sembra destinata a annullare il precedente di lunga data secondo cui i divieti di aborto pre-vitalità sono incostituzionali.

In Dobbs, il Mississippi sostiene che la Corte dovrebbe ribaltare Roe v. Wade, o in subordine, che la corte dovrebbe sostenere i divieti di aborto a 15 settimane di gravidanza sul presupposto che questo lasso di tempo sia sufficiente per le donne per accedere alle cure per l’aborto e quindi non equivarrà a un onere eccessivo (lo standard legale per le norme sull’aborto stabilito in Planned Parenthood v. Casey).

Come ha raccontato il Washington Post, inizialmente lo stato del Mississippi si era rivolto alla Corte Suprema per convalidare la sua legge che vieta l’interruzione di gravidanza dopo 15 settimane. Quando però la Corte Suprema ha accettato di ascoltare il caso, a quel punto gli obiettivi del Mississippi si sono ampliati, e tra le richieste fatte alla Corte c’è anche quella di ribaltare del tutto la legge sull’aborto.

In pratica, chiedendo di riconoscere la propria legge sull’interruzione di gravidanza, il Mississippi sta chiedendo alla Corte Suprema di respingere le sentenze precedenti, con conseguenti ripercussioni su molti altri stati, in cui la sentenza Roe v. Wade è l’unico strumento legale che tutela il diritto di accesso all’aborto. Il governo del Mississippi ha già detto che se i giudici dovessero esprimersi in favore della legge in vigore nello stato vieterà totalmente l’aborto, salvo in caso di pericolo per la vita della donna incinta.

Gli oppositori di queste norme restrittive le definiscono da tempo incostituzionali: in contrasto, cioè, con i precedenti dove si stabilisce il diritto di scelta delle donne rimaste incinte. E per questo temono le conclusioni in materia che prenderanno gli attuali nove giudici in carica: sei conservatori (tre dei quali nominati da Trump) e solo tre democratici. Il rischio è infatti quello di creare un precedente, con ampie ripercussioni sulle generazioni a venire.

Le posizioni della Corte Suprema 

Al momento è difficile prevedere quale sarà la decisione della Corte Suprema.

Deve però essere evidenziato un fatto: come  ha evidenziato Associated Press, prima della nomina dei tre nuovi giudici da parte di Trump – Neil Gorsuch, Brett Kavanaugh e Amy Coney Barrett – la Corte si era sempre rifiutata di esaminare i casi che riguardavano l’interruzione di gravidanza prima dei limiti fissati nella sentenza del 1992, la Planned Parenthood v. Casey.

Allo stato attuale però l’indirizzo sembra cambiato.

Con una maggioranza di 6 giudici di orientamento conservatore su 9, la decisione non è scontata, come accaduto per la rigidissima e contestata legge sull’aborto in Texas.

Il fronte dei conservatori in seno alla Corte Suprema non è un monolite, con i falchi Amy Coney Barrett, Clarence Thomas, Samuel Alito e Neil Gorsuch propensi a smantellare l’iconica sentenza del ’73 e i più moderati John Roberts e Brett Kavanaugh più prudenti, favorevoli a non andare oltre il via libera alla legge del Mississippi.

Mercoledì dopo  due ore di dibattito in aula, i sei giudici di orientamento conservatore  sono sembrati disposti ad accogliere le richieste dello stato del Mississippi, annullando di fatto quasi cinquant’anni di precedenti e garantendo agli stati conservatori un ulteriore spazio di manovra per imporre restrizioni al diritto all’aborto.

L’ipotesi più plausibile, scrive il Post,  è che la Corte accoglierà soltanto le richieste più puntuali, cioè quelle sull’interruzione di gravidanza entro le 15 settimane, e che l’impianto della legge sull’aborto non verrà modificato. Tuttavia alcuni dei giudici di orientamento conservatore sono sembrati intenzionati a ribaltare anche la sentenza del 1973, e a permettere quindi che i singoli stati possano decidere se e quando permettere l’aborto.

I tre giudici di orientamento progressista hanno invece osservato che modificare una sentenza così importante danneggerebbe gravemente la credibilità della Corte, soprattutto visto che se ne sta discutendo per la prima volta dopo la nomina dei tre nuovi giudici voluti dall’ex presidente americano Donald Trump, che ha spostato decisamente a destra l’orientamento politico del più alto organo giudiziario del paese.

Il dibattito in aula

Rivolgendosi alla corte mercoledì, il procuratore generale del Mississippi Scott Stewart ha detto ai giudici che le sentenze passate Roe e Casey “perseguitano il nostro paese” e “avvelenano la legge“. Ha preso di mira direttamente lo standard di vitalità fetale esistente, sostenendo che non era “legato” alla Costituzione.

Il giudice Sonya Sotomayor, un liberale, ha contestato la sua affermazione, rispondendo: “C’è così tanto che non è nella Costituzione“. Il giudice Sotomayor ha avvertito che la corte potrebbe essere danneggiata se gli americani arrivavano a vederla come un organo politico, intervenendo per invertire Roe e Casey.

Questa istituzione sopravviverà al fetore che questo crea nella percezione pubblica che la Costituzione e la sua lettura sono solo atti politici“, ha chiesto.

Il giudice Sotomayor ha detto che le persone morte e le persone cerebralmente morte possono rispondere agli stimoli. “Quindi non penso che una risposta … da un feto dimostra necessariamente che c’è una sensazione di dolore o che c’è coscienza “, ha detto.

In rappresentanza della Jackson Women’s Health Organization – l’unica clinica per aborti in Mississippi – Julie Rikelman del Center for Reproductive Rights ha parlato dopo, chiedendo alla corte di abbattere la legge del Mississippi.

Il divieto di aborto del Mississippi, due mesi prima della fattibilità, è assolutamente incostituzionale in base a decenni di precedenti“, ha detto la Rickelman. La legge del Mississippi “costringerebbe le donne a rimanere incinte e partorire contro la loro volontà“. 

Il giudice Amy Coney Barrett, la più recente aggiunta alla corte, ha contestato l’argomento della Rickelman secondo cui l’accesso limitato all’aborto porterebbe alla “maternità forzata“.

Perché le leggi sui rifugi sicuri non si prendono cura di questo problema?” ha detto la giudice conservatrice, riferendosi alle leggi che consentono alle donne di rinunciare ai diritti genitoriali dopo la nascita.

Anche il procuratore generale degli Stati Uniti Elizabeth Prelogar ha parlato, argomentando contro il divieto di aborto del Mississippi per conto dell’amministrazione Biden. Gli effetti del mondo reale di sopraffare Roe e Casey sarebbero gravi e rapidi“, ha detto, aggiungendo che le donne hanno fatto affidamento su questo “diritto fondamentale“.

21 stati pronti a vietare o limitare severamente l’aborto se Roe v. Wade viene rovesciata

Ventuno stati sono pronti a vietare immediatamente o ridurre drasticamente l’accesso agli aborti se la Corte Suprema sceglie di ribaltare o indebolire Roe v. Wade secondo il Guttmacher Institute, un gruppo di ricerca a favore del diritto all’aborto.

Quando un problema riguarda tutti e quando la Costituzione non si schiera su di esso, appartiene al popolo“, ha detto l’avvocato generale del Mississippi Scott Stewart durante le discussioni orali di mercoledì sul caso.

Se la maggioranza conservatrice della Corte sarà d’accordo le cosiddette “leggi trigger” avrebbero effetto e automaticamente vieterebbero o ridurrebbero l’aborto in 12 stati. In altri nove stati, i divieti di aborto pre-Roe potrebbero ancora una volta diventare esecutivi, o divieti più recenti che erano stati bloccati dai tribunali potrebbero avere effetto.

I dettagli delle leggi di innesco variano a seconda dello stato, ma tutti diventano automatici al ribaltamento di Roe v. Wade. La maggior parte vieterebbe l’aborto a titolo definitivo con eccezioni limitate – come emergenze mediche o in caso di stupro e incesto. Attualmente sono in vigore in Arkansas, Idaho, Kentucky, Louisiana, Mississippi, Missouri, North Dakota, Oklahoma, South Dakota, Tennessee, Texas e Utah.

Che tu sia a favore dell’aborto o contro l’aborto, mettiamolo da parte per un momento. Non c’è alcun diritto all’interno della Costituzione di togliere agli stati la loro autorità nel processo democratico per vietare l’aborto “, ha detto l’ex governatore del Mississippi Phil Bryant, che ha firmato la legge nel 2018, parlando questa settimana in un’intervista con NPR.

Oltre alle leggi trigger, nove stati hanno ancora divieti di aborto sui codici che sono stati emanati prima che Roe fosse deciso nel 1973. Questi stati – quattro stati di legge trigger insieme ad Alabama, Arizona, Michigan, West Virginia e Wisconsin – potrebbero scegliere di iniziare immediatamente l’applicazione.

Quali conseguenze per l’Amministrazione Biden?

La decisione della Corte Suprema è prevista poco prima del traguardo delle midterms, che si terranno a novembre 2022.

Dati alla mano, secondo il Guttmacher Institute circa il 90 per cento degli aborti avviene entro le 12 settimane di gravidanza. La posta del dibattito intorno al limite delle 23 settimane, da sempre trattato alla stregua di una fisima repubblicana (col minaccioso Trump che in campagna elettorale assicurava il rovesciamento della Roe v Wade con la discesa in campo dei suoi giudici pro life), è però altissima per Joe Biden.

Per tutta la corsa alla Casa Bianca, chiarisce Tempi,  i democratici erano stati chiari: obiettivo del mandato del successore di Trump sarebbe stato codificare la sentenza Roe v. Wade in legge federale. Abrogare l’emendamento “Hyde” che vietava l’utilizzo di fondi federali per finanziare l’aborto a meno che la vita della madre sia in pericolo o la gravidanza sia frutto di stupro o di incesto. Mantenere i finanziamenti alle organizzazioni sanitarie che promuovono e praticano le interruzioni di gravidanza. E nominare solo giudici pro-choice «che rispettino» il diritto a sopprimere i non nati.

Dopo la nomina di Barrett, Biden ha nominato una commissione bipartisan, rimettendo alla valutazione degli esperti la necessità o meno di estendere il numero dei giudici allo scopo di riequilibrare politicamente la Corte Suprema.

Ma la Corte Suprema, decidendo di discutere il caso del Mississippi, ha dimostrato di non curarsi dell’indirizzo del Presidente Biden, che ancora una volta si è dichiarato apertamente a favore della Roe v. Wade, abbracciando l’oltranzismo pro choice e dimenticandosi di essere un cattolico ex moderato.

Da quando è stato eletto, Biden ha abrogato la Mexico City Policy, ripristinando nuovamente l’impiego dei fondi federali per finanziare l’aborto negli Stati Uniti e nel mondo. Ha ritirato la firma americana alla Dichiarazione di Ginevra, la quale afferma che l’aborto non è un diritto umano internazionale. Alla vigilia delle elezioni disse che la risposta più adeguata alla nomina di Amy Coney Barrett alla Corte suprema sarebbe stata tradurre la sentenza Roe v. Wade in una legge nazionale. E nell’anniversario di quest’anno ha ribadito la promessa di «codificare in legge» la sentenza. Il suo Equality Act considera qualunque rifiuto di praticare aborti come “discriminazione di gravidanza”.

Ora Biden dovrà affrontare politicamente la decisione dei giudici di deliberare sul caso del Mississippi. E probabilmente, la stessa Corte che si è rifiutata di entrare nel merito delle questioni sulla frode elettorale da più parti sollevate, infliggerà un colpo pesantissimo all’Amministrazione Biden.

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