Biden travolto dalla crisi del confine annuncia nuovi provvedimenti

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A fine agosto l’amministrazione Biden aveva subito una pesante sconfitta, con la sentenza della Corte Suprema che, a fronte di un ricorso dello Stato del Texas, aveva imposto il ritorno alla politica di confine di Donald Trump.

L’ordine esecutivo di Biden

Fin dai primi giorni della sua presidenza, Biden aveva revocato il provvedimento di Trump chiamato “remain in Mexico“, che bloccava l’accesso agli Stati Uniti agli immigrati irregolari del confine meridionale e li tratteneva in Messico fino alla data della prima udienza per la verifica della regolarità della loro richiesta di ingresso.

A questa,  con la firma di uno dei primi 17 ordini esecutivi, Biden sostituiva la politica del “catch and release“: una sorta di autocertificazione, con la quale un soggetto si presenta al confine, lascia le sue generalità che non sono verificate, ed è libero di entrare nel paese.  La chiamata successiva da parte del controllo dell’immigrazione per stabilire se si sia in possesso dei requisiti richiesti per poter restare negli Stati Uniti in modo regolare, spesso e volentieri restava senza risposta.

L’immediata conseguenza di questa scelta di Biden è stata una crisi umanitaria senza precedenti creatasi nel confine meridionale. Sono immediatamente riapparse le “gabbie” di Obama, che i media avevano attribuito in modo strumentale a Trump, dove sono ammassati in condizioni disumane immigrati minorenni e malati, spesso sotto forma di centro di detenzione.

La situazione al confine esplode

Nel mentre, soggetti persino iscritti nel registri americani  dei terroristi, provenienti da ogni parte del mondo, nonchè delinquenti segnalati come pericolo pubblico, venivano lasciati entrare con grande tranquillità nel paese, senza alcun controllo. Gli atti di delinquenza successivi non si sono fatti attendere, nonostante il goffo tentativo di Biden di nasconderli, supportato dal fuoco amico dei media.

Ad aggiungere clamore alla situazione esplosiva, le innumerevoli denunce di abusi subite dagli immigrati.

Un rapporto di Humans Rights First ha denunciato 3.300 episodi di rapimento, stupro, tratta o aggressione dall’entrata in carica dell’Amministrazione Biden e dalla scellerata politica applicata. Human Rights First ha tracciato almeno 492 attacchi e rapimenti subiti da richiedenti asilo minorenni respinti o bloccati in Messico da quando il presidente Biden è entrato in carica nel gennaio 2021.

Dal febbraio 2021, il governo degli Stati Uniti ha inviato 27 aerei con oltre 1.400 adulti e bambini haitiani, compresi i richiedenti asilo, direttamente ad Haiti nonostante l’escalation di instabilità politica e violenza . E questi dati sono aggiornati solo ad aprile 2021.

Mentre i minori non accompagnati sono stati esentati dalla politica sotto l’amministrazione Biden sulla scia delle proteste pubbliche e di una sentenza della corte federale , la sua politica ha indotto le famiglie disperate, spinte dall’illusione di un facile accesso, a mandare i bambini da soli per sfuggire alla violenza, alle minacce, al traffico di esseri umani.

La conseguenza è che tale traffico è aumentato esponenzialmente. Il rifiuto del Messico in alcune regioni di confine di riprendere le famiglie con bambini di età inferiore ai sette anni ha impedito l’espulsione illegale di molte famiglie. Ma la Customs and Border Protection (CBP) ha trattenuto altre famiglie in condizioni orribili e le ha esposte a violenze inaudite prima di trasportarle a grandi distanze per espellerle in altre regioni del Messico.

Il ponte internazionale di Del Rio, Texas

La situazione è tutt’altro che in fase di risoluzione. In poche settimane il numero dei migranti bloccati nel campo di fortuna attrezzato sotto il ponte internazionale di Del Rio, Texas, è salito ad oltre 15.000 persone: una bomba ad orologeria che Biden ha dimostrato di non essere in grado di gestire, dopo averla innescata.

Il campo improvvisato occupato per lo più haitiani, gli unici al momento a poter usufruire di un diritto d’asilo immediato,  è stato svuotato nei giorni scorsi in modo brutale. I funzionari del Dipartimento della sicurezza interna hanno affermato che circa i due terzi erano arrivati ​​in gruppi familiari.

Più di 2.000 migranti sono stati rimpatriati ad Haiti su 17 voli, circa 12.400 persone rilasciate negli Stati Uniti sono state sottoposte a procedimenti di espulsione e i loro casi saranno esaminati da un giudice dell’immigrazione,  altri 5.000 migranti sono stati processati dal DHS (Dipartimento di Sicurezza Nazionale), secondo quanto riportato dallo stesso  segretario del DHS Alejandro Mayorkas durante un briefing alla Casa Bianca.

Ma in realtà, la questione haitiana rappresenta solo una piccola quota degli immigrati, assestandosi il mese scorso a circa il 4% di coloro che si sono presentati alla frontiera . Visto il diritto degli haitiani ad ottenere l’asilo politico, il fatto è ampiamente strumentalizzato dai media per fare pressione e favorire un’ulteriore apertura dei confini verso soggetti decisamente meno desiderabili che rappresentano la stragrande maggioranza di coloro che entrano illegamente nel confine.

Una decina di giorni fa,  il governatore del Texas Greg Abbott ha richiesto una dichiarazione di emergenza a causa del numero di migranti sul ponte.

Il “travolgente aumento di individui che tentano illegalmente di attraversare il confine tra Texas e Messico nella contea di Val Verde … pone rischi pericolosi per la vita dei residenti della contea di Val Verde e sta rapidamente sopraffacendo le forze dell’ordine e le risorse sanitarie e umanitarie che non sono mai state destinate ad essere utilizzate in questa funzione“, ha scritto Abbott  in una lettera al presidente Joe Biden. Abbott ha aggiunto in una conferenza stampa: “L’incapacità del governo federale di far rispettare le leggi sull’immigrazione … sta portando a notevoli oneri sulle risorse locali e statali, così come sulle risorse federali“.

L’annuncio di Biden di un nuovo memorandum

Incurante quindi di quanto scatenato al confine, sprezzante rispetto alla sentenza della Corte Suprema che ha richiamato Biden a riapplicare le politiche immigratorie di Trump,  la sua amministrazione ha annunciato mercoledì un nuovo memorandum, volto a rescindere l’imposizione del “remain in Mexico” sancita dalla Corte

La Corte Suprema in agosto ha confermato la decisione di un tribunale inferiore che richiede al Dipartimento per la Sicurezza Nazionale (DHS) di reimplementare ciò che è formalmente noto come i protocolli di protezione dei migranti (MPP).

Il DHS ha dichiarato che sosterrà quell’ingiunzione “in buona fede“, ma l’agenzia prevede di rescindere nuovamente il MPP una volta che l’ingiunzione sarà revocata.

Per la prima volta, le nostre linee guida, nel perseguimento della sicurezza pubblica, richiederanno una valutazione dell’individuo e terranno conto della totalità dei fatti e delle circostanze“, ha affermato il segretario Mayorkas. “Nell’esercizio di questa discrezione, siamo guidati dalla consapevolezza che ci sono individui nel nostro Paese che sono qui da generazioni e hanno contribuito al benessere del nostro Paese, compresi quelli che sono stati in prima linea nella battaglia contro il COVID, guidano le congregazioni della fede e insegnate ai nostri figli. Mentre ci sforziamo di fornire loro un percorso verso lo status, non lavoreremo nei conflitti spendendo risorse cercando di rimuovere coloro che non rappresentano una minaccia e, di fatto, di rafforzare la nostra nazione”.

Le linee guida per l’applicazione dell’immigrazione, si legge nel comunicato stampa, richiedono la protezione dei diritti e delle libertà civili. La razza, la religione, il genere, l’orientamento sessuale o l’identità di genere di un non cittadino, l’origine nazionale, le associazioni politiche o l’esercizio dei diritti del Primo Emendamento non possono essere fattori che determinano l’adozione di misure esecutive. Per la prima volta, si difendono esplicitamente dall’uso dell’imposizione dell’immigrazione come strumento di ritorsione per l’affermazione di diritti legali da parte di un non cittadino, come il diritto di esercitare i diritti del posto di lavoro o degli inquilini. Le linee guida chiariscono che l’autorità di contrasto dell’immigrazione non deve essere utilizzata come strumento di datori di lavoro senza scrupoli che cercano di sfruttare lo status di immigrazione dei propri dipendenti.

Il DHS ha dichiarato di avere in corso discussioni diplomatiche di alto livello con il Messico e una task force per ripristinare l’infrastruttura per implementare il PMP nel frattempo.

Il PMP è stato uno dei programmi di immigrazione più controversi dell’era Trump, in quanto ha spesso portato i migranti ad accamparsi in condizioni pericolose e insalubri nelle città di confine messicane.

Mentre il Messico era riluttante ad accettare l’accordo, l’ex presidente Trump ha minacciato di legare la politica migratoria e la politica commerciale, essenzialmente facendo penzolare la possibilità di sanzioni sul Messico se non avesse ricevuto i migranti espulsi dagli Stati Uniti.

Il muro al confine

Dopo essere entrato in carica giurando di non costruire “un altro piede” del muro di confine di Trump, Biden ha firmato un ordine il suo primo giorno in ufficio per mettere in pausa tutta la costruzione del muro e per terminare la dichiarazione di emergenza nazionale sul confine meridionale.

In seguito ha ordinato che i fondi militari che Trump aveva utilizzato per il progetto fossero riassegnati, portando a un’inchiesta richiesta dai repubblicani per verificare se Biden avesse inopportunamente reindirizzato i fondi approvati dal Congresso.

I proprietari di immobili vicino al confine si sono lamentati che, nonostante la pausa, il governo sta ancora cercando di sequestrare le terre di confine per la costruzione futura utilizzando un processo noto come eminent domain.

Decine di casi di eminent domain portati dal governo federale rimangono aperti e potrebbero richiedere anni per essere decisi dai tribunali.

Alcuni siti di costruzione del muro rimangono bruscamente abbandonati, con materiali da costruzione sparsi, dato che la costruzione era in corso proprio fino al momento dell’ordine di Biden di fermarsi.

Insieme a tutte le questioni relative agli audit in corso per la verifica della regolarità delle elezioni presidenziali del 2020 ed alla situazione in Afghanistan, la crisi umanitaria al confine meridionale degli Stati Uniti è un argomento caldissimo che sta creando non pochi problemi all’Amministrazione Biden.

La volontà espressa di appellarsi alla decisione della Corte Suprema del Texas e quindi, fino a sua revoca, di rispettare solo temporaneamente le politiche migratorie di Trump, dimostra ancora una volta la pericolosa incapacità del governo federale statunitense in carica di gestire super partes problematiche che stanno creando enorme agitazione nel paese.

Come statuito nella sentenza della Corte Suprema, l’amministrazione Biden “non è riuscita a dimostrare una probabilità di successo sull’affermazione che il memorandum che rescindeva i protocolli di protezione dei migranti non fosse arbitrario e capriccioso“.

Questo atteggiamento “arbitrario e capriccioso” sta generando enormi problemi nella politica interna degli Stati Uniti, e molto probabilmente, sarà la causa definitiva della totale debacle di Biden.

 

 

 

 

 

 

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