Arizona in subbuglio, non solo audit di Maricopa!

Siamo tutti in attesa del rilascio ufficiale dei risultati dell’audit di Maricopa, ma in Arizona la battaglia si sta combattendo anche su altri fronti.

Nonostante i risultati preliminari siano stati resi pubblici da oltre due mesi, sebbene le ultime notizie trapelate lascino presagire un effetto devastante in Arizona a seguito dell’audit di Maricopa, la revisione forense non è l’unico problema, per usare un eufemismo, che il Governatore Ducey, insieme al Segretario di Stato Katie Hobbs, si trova ad affrontare.

Un gruppo di cittadini dell’Arizona, infatti, ha depositato in questi giorni presso la Corte Suprema dello Stato due azioni, la prima volta in relazione alla sua posizione per l’emergenza covid19, la seconda per decertificare le macchine da voto Dominion.

Il writ of mandamus

Il 17 settembre i cittadini dell’Arizona, rappresentati da Daniel Wood, hanno depositato un Writ of Mandamus in Corte Suprema, volto ad assicurarsi che Ducey riporti la sua posizione al rispetto della Costituzione nella legislazione statale contro le restrizioni covid imposte dal governo federale.

L’amministrazione Biden sta emettendo ordini esecutivi federali che sanciscono l’imposizione di una serie di restrizioni ed obblighi, giustificati dall’emergenza covid19.

Si è partiti dall’obbligo di indossare le mascherine in ogni luogo, compresa la scuola d’infanzia, fino al distanziamento ed alla regolamentazione coercitiva per gli accessi nei luoghi pubblici.

Ma quello che più preoccupa gli americani, ed è la stessa preoccupazione che stiamo vivendo in Italia, è la prescrizione del vaccino covid19 come condizione sine qua non per accedere a determinati servizi pubblici e per poter lavorare negli uffici federali ed all’istituzione di una sorta di green pass per tutte le posizioni lavorative.

Il 16 agosto il Governatore Ducey emetteva un ordine esecutivo che incoraggiava  i cittadini dell’Arizona a sottoporsi al vaccino, ma, chiariva al contempo, riconosceva la libertà di scelta e condannava ogni forma di discriminazione avverso le persone non vaccinate.

Incoraggiamo tutti gli abitanti dell’Arizona a ricevere il vaccino: è sicuro, efficace e gratuito“, ha affermato il governatore Ducey. “Ma ottenerlo è una scelta personale e non permetteremo discriminazioni basate sullo stato di vaccinazione. L’ordine di oggi si basa sui nostri sforzi per proteggere gli abitanti dell’Arizona da mandati eccessivi che ostacolano la loro libertà di scegliere ciò che è meglio per la loro salute“.

Questo ordine esecutivo di Ducey, l’ultimo cronologico, era coerente con il Senate Bill 1824, legislazione firmata dal Governatore il 30 giugno, e con l’Arizona Revised Statute 36-787, che non fornisce alcuna autorità a una città, paese o contea per attuare i mandati di vaccinazione.

Ma le nuove imposizioni di Biden di metà settembre hanno dato origine ad un annunciato ripensamento di Ducey che, sebbene non formalizzato, sta creando non pochi malumori, proprio in virtù di quanto, a partire da aprile scorso, la legislazione statale ha sempre deciso contro ogni forma di obbligo o discriminazione.

Per tale motivo, i cittadini dell’Arizona hanno deciso di intraprendere la strada del Writ of Mandamus: rifacendosi a quanto già legiferato precedentemente, questa istanza consente di ottenere dalla Corte Suprema un ordine per il quale chi ha emesso tale ordine esecutivo, ovvero il Governatore Ducey, continui a rispettare le proprie precedenti decisioni.

Ed è infatti questa la volontà dei querelanti, come è possibile capire da questo breve video rilasciato da Daniel Wood:

Nell’atto di citazione si legge infatti:

Un mandato di mandamus può essere emesso dalla corte suprema o superiore a qualsiasi persona, tribunale inferiore, società o consiglio, anche se il governatore o altro funzionario statale è un membro di esso, su reclamo verificato della parte beneficiaria, per costringere, quando non c’è un
semplice, adeguato e rapido ricorso di diritto, l’adempimento di un atto che la legge impone in modo speciale come un dovere derivante da un ufficio, un trust o una stazione, o per costringere l’ammissione di una parte all’uso e al godimento di un diritto o ufficio a cui ha diritto e dal quale è illegittimamente precluso da tale tribunale, corporazione, consiglio o persona inferiore

Lo scopo dichiarato del mandamus è chiaro: “L’attore/aspirante/i ricorre alla semplicità dei fondamentali principi, dinanzi a questa corte per garantire la perpetuità del libero governo. L’attore/affidante segnala violazioni passate, presenti e potenziali future di diritti e proprietà, che richiedono un’azione giudiziaria per impedire al governatore Ducey di agire in qualsiasi modo contrario all’accordo stabilito, firmato e giurato per il resto del suo mandato.”

E continua: “C’è il pericolo imminente che il nostro Governatore ceda a federali illegali dettami e incentivi finanziari per partecipare o consentire la coercizione criminale delle persone. A causa delle violazioni avvenute e dell’imminente pericolo di caso continuato, i querelanti chiedono alla corte di dichiarare un mandato di restrizione per limitare e ricordare al governatore Ducey di aderire al suo giuramento e accordo solenne. L’attore chiede il rispetto della Costituzione quale termini e condizioni dell’accordo a cui il governatore Ducey ha giurato. L’emergenza non crea potere. La Costituzione è stata adottata in un periodo di grave emergenza. Le sue concessioni di potere al governo federale e le sue limitazioni del potere degli Stati sono state determinate alla luce dell’emergenza e non sono alterate dall’emergenza. PERTANTO, in conseguenza di quanto sopra, l’attore/ricorrente(i) richiede rispettosamente
che il convenuto sia notificato e chiamato in un processo adeguato

Le richieste presentate con il writ od mandamus quindi, concludono con la richiesta alla Corte di imporre a Ducey il rispetto della Costituzione dell’Arizona, che gli impedisce di assorbire ordini federali nel caso in cui siano contrari al testo sul quale ha giurato. Al momento, la discussione del caso non è ancora stata calendarizzata.

La richiesta di decertificazione delle macchine Dominion

Accanto al deposito del writ of mandamus contro Ducey per la questione del covid19, i cittadini dell’Arizona, sempre rappresentati da Daniel Wood, hanno depositato un secondo mandamus per chiedere la decertificazione delle macchine Dominion.

Ciascun cittadino ha prima sottoscritto il seguente affidavit, con il quale si dichiara concorde nel chiedere al Segretario di Stato Katie Hobbs di revocare l’autorizzazione all’utilizzo delle macchine da voto Dominion per future elezioni, fino a che non verrà dimostrato che non vi siano state interferenze e manomissioni in relazione alle precedenti:

In questo caso, il mandamus chiede espressamente alla Corte Suprema dell’Ariziona  “che il segretario Katie Hobbs sia sottoposto a un processo adeguato, richiedendole di rispondere, agire pubblicamente per decertificare le macchine o altrimenti rispondere per ulteriori azioni mandamus nei tempi previsti dalla legge e indicati di seguito. “

I ricorrenti chiedono che la Corte obblighi il segretario Hobbs a dichiarare pubblicamente la decertificazione di tutte le apparecchiature elettorali (macchine per sistemi di voto, che includono hardware, software e componenti aggiuntivi) fino a quando l’apparecchiatura non sarà ritenuta sicura nelle future elezioni in Arizona .

La legge HAVA

Le azioni richieste richiamano la conformità del giuramento del segretario Hobbs, imponendole il divieto di certificare arbitrariamente ed in sua violazione  qualsiasi apparecchiatura del  sistema di voto fino a quando il problema con gli algoritmi di cifratura a blocchi “FROG” e la conformità HAVA non possa essere dimostrato in modo soddisfacente come conforme alla legge vigente, per proteggere e mantenere i diritti individuali delle persone, in particolare il diritto al suffragio libero ed eguale, e vietandole di  distruggere qualsiasi software elettorale conservato in archivio in caso di ulteriori indagini.

La violazione della legge federale è dovuta alla mancata certificazione della Voting System Machine, che include tutti gli aspetti della macchina dall’hardware al software ai componenti aggiuntivi da parte dei Voting System Test Laboratories.

Il VSTL è accreditato e supervisionato dall’EAC per la legge HAVA ed è fondamentale per la conformità e gli standard stabiliti dalla legge. Tale accreditamento deve essere accuratamente verificato ogni due anni.

L’Arizona ha una visione rigorosa della Federal Elections Law Per ARS §16-442(B): “Macchine o dispositivi utilizzati in qualsiasi elezione per uffici federali, statali o di contea possono essere certificati solo per l’uso in questo stato e possono essere utilizzati solo in questo dichiarare se sono conformi all’help America vote Act del 2002 e se tali macchine o dispositivi sono stati testati e
approvati da un laboratorio accreditato ai sensi dell’Help America Vote Act del 2002.

La legge HAVA, acronimo di Help America Vote Act, è una legge federale degli Stati Uniti approvata nel 2002, in risposta alle controverse elezioni del 2000 che avevano visto l’annullamento di quasi due milioni di schede elettorali perchè erano voti in eccesso rispetto alle liste elettorali regolarmente registrate e vi erano dubbi sulla regolarità del voto elettronico non verificato.

L’HAVA ha imposto  a tutti gli stati  di aggiornare molti aspetti delle loro procedure elettorali, comprese le macchine per il voto, lasciando però un ampio margine di libertà alle legislature statali.

La normativa richiede che tutti i sistemi di voto siano verificabili e producano un registro cartaceo permanente con una capacità di controllo manuale disponibile come registro ufficiale per qualsiasi riconteggio effettuato.

Il sistema di cifratura FROG

FROG è un nuovo cifrario con il compito di nascondere le informazioni attraverso a processo computazionale di confusione e diffusione.

L’idea di base dietro il design di FROG è celare la definizione della maggior parte di questo processo in una chiave interna segreta.

Per decriptare un blocco, questo processo viene semplicemente eseguito al contrario, annullando così di fatto la crittografia.

La filosofia di FROG ha lo scopo di difendersi da tipi di attacchi imprevisti/sconosciuti. Tuttavia, il fatto stesso che la chiave venga utilizzata come programma di crittografia significa che alcune chiavi potrebbero corrispondere a programmi di crittografia deboli.

Ed infatti, il problema emerso dall’algoritmo è insito nel fatto che mentre il sistema è stato studiato per prevenire intrusioni impreviste, l’utilizzo di una semplice chiave di codifica da parte dei programmatori apre una via maestra per consentire manomissioni proprio da parte di coloro che gestiscono il software della macchina.

Una volta che i voti sono crittografati, non può essere garantita la corretta catena di protezione, nè eventuali alterazioni degli stessi. Chi possiede la chiave di codifica, può con estrema facilità decodificare i voti, modificarli, ricodificarli, in un lasso di tempo brevissimo e, apparentemente, senza lasciare tracce evidenti, se non ad occhi analisti molto esperti in materia informatica.

Le contestazioni degli istanti

Riprendendo punto per punto il giuramento di Katie Hobbs al momento dell’inizio del proprio incarico, i cittadini dell’Arizona hanno riportato l’attenzione sul rispetto della loro Costituzione, e sulla conformità all’HAVA che richiede una specifica certificazione delle apparecchiature tramite la Election Assistant Commission.

EAC è una commissione indipendente e bipartisan incaricata di sviluppare linee guida per soddisfare i requisiti HAVA, adottare linee guida del sistema di voto volontario e fungere da centro di raccolta nazionale di informazioni sull’amministrazione elettorale.

L’HAVA ordina all’EAC di accreditare i laboratori di prova del sistema di voto e di certificare le apparecchiature di voto, segnando la prima volta che il governo federale ha offerto questi servizi agli stati.

L’Arizona ha deliberato che le macchine da voto elettroniche possono essere utilizzate solo se vengono revisionate e certificate ogni due anni: l’ultimo passaggio ufficiale di questo tipo, con relativo nullaosta da parte dell’EAC, risale al 2017.

Unendo questi due passaggi, gli istanti hanno contestato al Segretario Hobbs il fatto che è suo compito garantire la protezione ed il mantenimento dei diritti individuali dei cittadini.

La richiesta esplicita alla quale il segretario Hobbs è tenuto a rispondere è mostrare, documenti alla mano ed inequivocabilmente, che le macchine da voto elettroniche utilizzate dal suo ingresso nella carica, ovvero dal 07 gennaio 2019, non abbiano avuto i problemi con gli algoritmi di cifratura a blocchi FROG.

In caso contrario, la Hobbs è senza dubbio tenuta a decertificare l’utilizzo delle macchine da voto Dominion, e, a cascata, tutte le elezioni nelle quali sono state utilizzate, a partire dalla data dell’inizio del suo mandato, oltre ovviamente per le elezioni future.

Punto fermo dell’atto è che la Hobbs era pienamente a conoscenza del fatto che le macchine da voto venivano utilizzata in violazione dell’HAVA, e non erano più certificate dal 2017.

Infatti, in allegato all’istanza sono depositati filmati ed affidavit che dimostrano il fatto che la Hobbs sapesse, fosse stata avvisata a tempo debito, eppure ha scelto comunque di non intervenire.

Non solo, prove agli atti mostrano una volontà esplicita da parte di Dominion di impedire alcun tipo di verifica sulle chiavi di criptazione FROG da parte dell’Arizona. I codici sono in suo esclusivo possesso, segreti, e protetti da una sorta di diritto di autore: Dominion può fare ciò che vuole senza alcun tipo di controllo, nè informatico nè giuridico.

Accanto alla problematica della chiave di codifica, analisi forensi hanno evidenziato come esiste la possibilità di utilizzare una cosiddetta “trap door”, che consente a coloro che hanno accesso all’amministrazione del software della macchine di leggere senza alcun problema i dati inseriti e di modificarli: tutto questo, con ogni evidenza, mina completamente l’integrità della votazione.

Secondo gli attori in causa, a prescindere dal risultato degli audit forensi, esiste un pregiudizio a monte nell’utilizzo delle macchine da voto, poichè questo sistema di fatto rende persino difficile la verifica di eventuali frodi.

Si legge infatti nell’atto di citazione un passaggio molto chiaro: “dopo la decrittazione, se contestata, la società amministratore del software che è in possesso della trap door, può fornire prova che mostrerebbe un superamento della verifica di sicurezza iniziale, arrivando alla conclusione che non ci sono mezzi per rilevare se i voti sono stati compromessi. Il problema con le macchine da voto che scansionano i risultati è sia che non possiamo provare che stanno manipolando i risultati, che non possiamo provare che non lo stiano facendo.

lI caso Swiss Post

A dimostrazione di quanto asserito, i querelanti citano espressamente il caso Swiss Post.

Nel 2019 la Confederazione Elvetica, scettica sul sistema di voto elettronico proposto da dieci cantoni, ordina un test di intrusione pubblico sul sistema di voto elettronico della Posta e sul codice sorgente, che ha dato risultati che hanno di fatto bloccato l’adozione della proposta.

Più di 3.000 hacker da tutto il mondo hanno messo alla prova il sistema per un paio di settimane, ed hanno riscontrato una lacuna critica nel codice sorgente.

Gli esperti sono stati in grado di dimostrare che il divario potrebbe essere utilizzato per manipolare i voti senza che fosse possibile provarlo. E, aspetto da sottolineare, hanno evidenziato come il sistema fosse particolarmente preparato verso attacchi esterni, ma assolutamente carente in difesa di attacchi interni ai gestori del software.

L’errore nel codice sorgente si riferisce alla verificabilità universale. Era già stato identificato nel 2017. Tuttavia, la correzione non è stata apportata completamente dal partner tecnologico Scytl, responsabile del codice sorgente. Scytl, per chi ancora non lo sapesse, ha gestito anche i software delle macchine da voto elettroniche Dominion che sono state utilzzate nelle elezioni statunitensi.

Conclusioni

Apprendo mentre sto scrivendo questo articolo dai querelanti che la Corte Suprema dell’Arizona, nonostante non abbia ancora calendarizzato la discussione di entrambi i casi, nel secondo contro il segretario Hobbs ha aggiunto come parte in causa anche il Senato dello stato.

Mentre sono stati annunciati per il 24 settembre la diffusione dei risultati dell’audit di Maricopa, il termine richiesto dagli istanti alla Corte Suprema dell’Arizona per la discussione dei casi è previsto per il 30 di settembre.

A questo punto, laddove arrivino in porto entrambi i casi, la via per la decertificazione dei risultati delle presidenziali 2020 diventa la situazione più plausibile, con l’ulteriore imposizione che nessun tipo di elezione futura possa utilizzare il sistema di voto elettronico fino a che le problematiche emerse su quelle precedenti non siano definitivamente risolte.

Questo riguarda al momento solo l’Arizona, ma l’effetto dominio che ne deriverà per tutti gli altri stati che sono in procinto di definire le verifiche forensi richieste, sarà immenso.

E in tutto questo scenario, stupisce come il mondo mediatico continua a tacere sul più grave scandalo mai visto nella storia delle elezioni statunitensi.

 

 

 

 

 

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